Come aiutare minori problematici

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minori problemi comportamentali

Aiutare i minori problematici: i limiti legali nella correzione del minore

l ricorso alla punizione nei riguardi dei giovani riguarda tutte le società e le organizzazioni perché è necessariamente presente laddove sono prefissate delle regole. Così, per aiutare i minori problematici, alcuni genitori ricorrono a metodi basati sulla rigidità e spesso, purtroppo, sulla violenza. AES domicilio può offrirti spunti per aiutare minori problematici attraverso il servizio di consulenza educativa.

Da una parte il lassismo dimissionario, il cosiddetto “lasciar fare” che forma soggetti in crescita deboli e successivi adulti scarsamente compiuti. Dall’altra parte l’autoritarismo può facilmente degenerare nella repressione, nella violenza e nel maltrattamento. Il rischio è quello di arrivare a distruggere ancora una volta le capacità di maturazione dei giovani e la capacità degli adulti di rapportarsi serenamente con le nuove generazioni.

Qual è allora l’equilibrio migliore per aiutare i minori problematici?
Come porsi di fronte a soggetti in crescita che attraversano periodi di spiccata problematicità, e quando può essere davvero necessario ricorrere all’uso delle punizioni? Come evitare gli abusi? E soprattutto, fino a che punto l’uso della ”forza” può spingersi giustificandosi e nascondendosi dietro l’educazione?

Auitare i minori problematici con l’educazione

La rieducazione o “educazione coatta” dei minorenni, si pose come problema educativo-sociale in tutt’Europa a partire dagli albori del 1800. Da allora si volle affrontare il problema della giustizia minorile e dei luoghi di reclusione per minorenni nello spirito di tolleranza o intolleranza proprio del tempo.

La linea su cui educatori, uomini di legge, politici e filantropi si mossero, fu in primis quella di tentare di conferire un’apparenza educativa a quelle che in realtà erano le carceri per minorenni. Questo perché, essendo tali, non potevano essere convogliati verso le carceri propriamente dette.

E’ opportuno precisare come i giovani “corrigendi” – così come in quel periodo venivano definiti – fossero catalogabili sostanzialmente entro tre gruppi:

  • Ragazzi resisi colpevoli di reati comuni ma data l’età non imputabili.
  • Giovani “scapestrati” ribelli all’autorità genitoriale.
  • Minori girovaghi e dediti alla questua.

Aiutare i minori problematici: la legge dello Ius Corrigendi

Lo ius corrigendi rappresenta quel diritto in forza del quale sarebbe giustificata la moderata violenza fisica esercitata ai fini di correzione o di educazione su persona minore di età o sottoposta all’autorità altrui.

I titolari sarebbero dunque i genitori nei confronti del figlio minore o i maestri di una disciplina nei confronti degli allievi apprendisti. Al riguardo, a fronte di un risalente orientamento favorevole, basato sulla preminenza dell’interesse all’educazione dell’individuo su quello al rispetto della sua intangibilità fisica, preminenza che porterebbe a ritenere esercitabile lo jus corrigendi anche da parte del terzo che non sia titolare della potestà di genitore o di altra autorità. Attualmente la valutazione più diffusa è in termini negativi. Questo perchè si ritiene ingiustificata l’impunità per i delitti di percosse o di violenza privata o di ingiuria o di sequestro di persona, unicamente perchè l’agente era mosso da una finalità correttiva o disciplinare.

Punizioni previste dalla legge per chi abusa dei mezzi per aiutare i minori problematici

In Italia questo abuso è punito da una legge del codice penale. La funzione dell’art. 571 è quella di punire l’abuso dei mezzi di correzione o di disciplina. L’obiettivo non è infatti quello di segnalare che l’uso sarebbe sempre legittimo, poiché vietato è solo l’abuso. Invece si vuole prevedere espressamente la punibilità di atti di correzione che determinino il pericolo di una malattia del corpo o della mente per il corrigendo.

Infatti, sarebbe errato, interpretare nel senso di un eccesso di un esercizio di un diritto. Bisogna tenere ben presente, che tale abuso sarebbe assurdo e contrastante con i principi propri dell’educazione. Dunque pensiamo e rivediamo i nostri metodi educativi.

Lavorare insieme è il primo passo per evitare che notizie spregevoli debbano ancora essere sentite e l’educazione è troppo importante per essere presa con superficialità.

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